L’utilizzo del cane da ferma, nella nostra famiglia, risale a molti anni fa. Nei miei ricordi si arriva alla metà degli anni settanta, quando, con l’entusiasmo che caratterizza gli adolescenti, seguivo mio nonno nelle uscite di caccia. Altri tempi, molta più libertà, ma soprattutto tanta selvaggina. Allora, la maremma era poco frequentata. Ampi spazi selvaggi, macchie a non finire e “vaccinate”. “Sono le bestie la nostra fortuna….è dove stanno le vacche che le beccacce trovano da mangiare, e li le cercheremo sempre…”. Si usciva con il cane da ferma, ricordo il setter rosso (così lo chiamavo), poi la lunga catena di pointer, quelli che lui preferiva, soprattutto per il pelo corto e perché gli fermavano bene le beccacce, e lui riusciva a sparare quasi sempre. A volte sul cane fermo schizzava la lepre, e, incredulo, non udivo l’esplodere della fucilata. Educazione venatoria, di un semplice cacciatore, che forse oggi inorridirebbe nel sentire le “massime” della cinofilia. “ Noi siamo qui per la beccaccia, e l’orecchiona non è per noi. C’è chi la sta cercando…lasciamola stare!”. Ma la cosa che più mi ha reso fiero di quella che ritengo l’educazione basilare del cacciatore cinofilo,è stata che, forse tenuto conto di quei tempi di sicuro più ricchi, non ho mai visto mio nonno sparare a beccacce che si levavano ai suoi piedi, senza che il cane le avesse… almeno lavorate.
Ha sempre prediletto cani che lavorassero per lui, non li voleva ne vagabondi, ne autonomi. Il cane da ferma, da caccia, e lui con il suo fucile, tanto serve per uscire con il cane.
A cosa serve un cane che correndo si ferma ad indicare la presenza di un selvatico che incontra per caso, durante il suo correre elegante, ma da perfetto imbecille, anche se con ordine, ma senza il minimo intento di cercare. Quel cane, in situazioni difficili, che oggi sono di sicuro più frequenti, è disutile. Amore per il cane da ferma, ma soprattutto per il predatore, che cerca con avidità, fidando dei suoi mezzi, e collabora con l’uomo che porta a termine l’operato. Collaborazione fattiva.
Ecco le basi che hanno dato vita al nostro allevamento. Quale razza è la migliore? Non esiste, è solo questione soggettiva e del tutto personale. Cani buoni da caccia, fermatori, esistono di tutte le razze, dove più dove meno, dipende soprattutto dai numeri. Per quanto ci riguarda, l’Allevamento di San Donato, dopo esperienze con altri continentali, nasce con i Korthals.
Cercavo un cane adatto alle nostre macchie, rustico, ma energico allo stesso tempo, e che …..facesse meno casino possibile. Ecco presentarsi il Griffone, setole dure come quelle del cinghiale, con la sua guidata strisciante e silenziosa quasi un “biacco”, morbido nel galoppo e affidabile fermatore.
La grande fortuna è stata conoscere Enrico Faja, l’indiscusso padre del Korthals in Italia, che mi ha insegnato molto su questa razza meravigliosa, ed è stato grazie a Lui che ho iniziato il mio cammino nella cinofilia ufficiale. Partendo dalla Sua corrente di sangue, ed importando dalla Francia cani cacciatori, la prima Estelle du Montgivre, abbiamo iniziato la nostra selezione del Griffone a pelo duro Korthals.
Il merito del successo venatorio, è dovuto molto a tutti gli amici che hanno lavorato con noi, cacciatori appassionati e razionali, esigenti e concreti. Abbiamo portato in riproduzione, soltanto cani che venivano provati, soprattutto, a caccia, e questa è stata la scelta fortunata.
Il griffone si è rivelato un meraviglioso compagno di caccia, fiero e affettuoso allo stesso tempo, che non conosce cattiverie ne paure, e che si adatta benissimo nel nucleo familiare, con grandi e bambini. Il ricordo dei candidi pointer, non ha mai abbandonato la mia mente, pur essendo stato da sempre un amante del continentale. Ed ecco il giusto compromesso: l’energico Bracco Francese.
E’ grazie ad Ange, anzi a Domino il suo cane, che ho potuto ammirare per la prima volta, alla fine degli anni ottanta, questa efficace razza da caccia. Si deve arrivare però alla metà degli anni novanta, quando finalmente approda a San Donato, il primo bracco. E’ Okà du Mas du Diable, inviatami proprio da Ange, che permette l’arricchimento nel nostro Allevamento, e l’inizio di una incredibile ascesa qualitativa. Le stesse qualità di fierezza e dolcezza scoperte nel Korthals, adattabilità, socievolezza, affidabilità, istinto atavico per la caccia, il tutto con una verve maggiore.
Due razze diverse morfologicamente, ma di identiche caratteristiche di psiche, soprattutto in riferimento alla facilità di addestramento e collaborazione fattiva. Eccellenti istinti predatori, ottimi mezzi fisici, olfatto, fermatori e riportatori. Uno più rustico, l’altro più energico. Diverso soma, ma senza sostanziali differenze di utilizzo. Certo un buon Korthals è avvantaggiato nelle macchia, data la sua andatura ed il suo pelo, ma il bracco compensa con la sua nevrilità, e la comune passione per la caccia li rende redditizi alla pari. Queste le caratteristiche che abbiamo sempre prediletto nei nostri soggetti, cercate nei riproduttori e ritrovate nella progenie: il cane, un caro amico, versatile e cacciatore, che collabori con noi in quello che si rivela il più antico istinto atavico dell’uomo, la caccia.


